Salemi, città di peccatori e di insigni religiosi

Salemi, città di forti contraddizioni, si è fatta sempre notare, nel bene e nel male, per le sue incisive presenze nella storia.

Posta sul sito dell’antica città elima di Halyciae e situata nel cuore della Valle del Belice, oggi ha 11.578 abitanti, non solo ha avuto le sue vicende particolarmente sotto i greci, gli arabi, i normanni, gli svevi, gli angioini, gli aragonesi e i borboni, ma è stata una delle città più importanti della Val di Mazara, sia dal punto di vista economico (ha un territorio di 63 Kmq) sia sociale ma anche religioso. È quest’ultima ottica che voglio prendere in considerazione: sotto l’aspetto religioso in sé e nel rapporto che i cittadini, con la loro più o meno fede, hanno avuto con la città e con i “religiosi”.

La religiosità dei salemitani doveva essere, nei primi tempi della Chiesa e nel medioevo, molto intensa, se, secondo la fonte storica che ci offre lo scrittore Stanislao Cremona, gesuita del 1762, se ne contavano, tra chiese e conventi, circa 45. La devozione, poi, all’Immacolata (portata dai Frati Conventuali nel 1300) a S. Giuseppe (si ricordano le Cene al santo dedicate), al Patrono S. Nicola (già dal 1290), a S. Biagio (eletto compatrono nel 1542), a S. Francesco di Paola, a S. Antonio Abate e ad altri numerosi Santi è stata sempre ardente (la dedicazione delle chiese ne è una prova).

Salemi fu spesso in vista, favorita da religiosi che arrivarono ai massimi vertici dei loro Ordini. Ebbe 5 Padri Generali: 3 agostiniani, 1 dei Minimi di S. Francesco di Paola e 1 del Terz’Ordine Secolare. Ha avuto, inoltre, 5 vescovi: i mons. G. Palermo, agostiniano, A. Rubino, diocesano, G. M. Maragioglio, L. G. Inglese e recentemente Calogero Peri, tutti e tre cappuccini.

Mons. Giuseppe Palermo – scrive Giuseppe Turco“è nato nel 1801, nel 1818 vestì l’abito agostiniano a Roma, fece i suoi studi a Corneto, Viterbo, Perugia e Roma. Fu reggente degli studi generalizi di Napoli e Roma. Maestro in Sacra Teologia, ottimo professore e predicatore. All’interno dell’Ordine fu segretario generale, assistente generale, procuratore generale e padre generale. Consultore delle Congregazioni del Santo Uffizio e dei Riti. Da Pio IX fu nominato vescovo con il titolo di sacrista e vicario della Città del Vaticano. Per la sua eminente cultura teologica Pio IX lo chiamò a far parte delle diverse commissioni incaricate ad approfondire il tema dell’immacolato concepimento di Maria in vista della proclamazione del Dogma. Assieme al Padre Perrone – gesuita – confutò il voto del De Ferrari che assieme al Cossa aveva espresso, unici nell’ultima commissione incaricata dal Santo Padre, voto contrario alla definizione” . Fu eletto vescovo titolare di Porfirio nel 1855 , sostituito da un vicario generale eletto dalla base. Le sue esequie furono celebrate a Pesaro nella chiesa dei Padri Agostiniani il 27 gennaio 1857.

Mons. Angelo Rubino, fu arcivescovo di Siracusa (anno1850 c. fino al 1868) ma il suo servizio non fu felice. “Nell’ultimo periodo del regno delle due Sicilie – si legge nella vita del Card. Giuseppe Guarino (gli subentrò arcivescovo il 17 aprile 1872, fino allora la diocesi fu retta da un vicario capitolare, in seguito divenne cardinale ndr.) – Siracusa aveva subito parecchie vessazioni ed umiliazioni culminate con la perdita della sua dignità di capoluogo, trasferita a Noto. Negli animi dei cittadini, quindi, regnava un sordo rancore verso tutto ciò che richiamava il vecchio regime e mons. Rubino, personalmente devoto ai Borboni non aveva specie negli ultimi tempi incontrato il favore delle moltitudini. Così l’opera eversiva delle sette, dei partiti e della massoneria si era potuta svolgere in senso contrario alla Chiesa e alla religione, senza incontrare validi ostacoli».

Mons. Guarino confidava al nipote di aver trovato “l’arcidiocesi tutta permeata dalla massoneria; le chiese erano deserte, il clero, ostacolato dall’ambiente ostilissimo, non aveva la forza di impegnare la lotta che rappresentava la ragione precipua della sua missione nel mondo. Bisognava spezzare quel cerchio di ghiaccio che circondava le anime e fugare i lupi che insidiavano l’ovile” .

Il rapporto fede e morale, però, non sempre fu per i salemitani di corrispondente osservanza. Si tramanda che a causa degli innumerevoli peccati e dell’immoralità del popolo, Dio era pronto a distruggere la città di Salemi scagliandole addosso il colera nel corso del 1740 (credo che risalga a quel tempo la rinomata filastrocca che a tutt’oggi si recita su Salemi: «Unni viditi tri timpuna di issu,/chistu è Salemi, passatici d’arrassu:/sunnu nemici di lu crucifissu/amici di Pilatu e Caifassu./E Giuda ci lu dissi spissu:/Salemi lu me ufficiu ti lassu»).

Si narra che un frate cappuccino di Monte S. Giuliano, dimorante nel convento di Partinico, ebbe un sogno per tre notti di seguito, tre mesi prima della distruzione dei due conventi sul Monte delle Rose (l’episodio è dipinto in un quadro che tuttora si trova nella vecchia chiesa attigua al 2° convento dei Frati Cappuccini, dov’è raffigurato Cristo in collera con Salemi – pronto a scagliare dei dardi contro – e la Vergine con S. Nicola, S. Biagio, S. Francesco e altri santi francescani che pregano il Signore di risparmiare la città). Fu l’intercessione di S. Francesco, che chiese a Cristo di esentare la città e di colpire i suoi frati, a liberare i salemitani da tremendi castighi. E così si avverò.

Il 1° convento dei Frati Cappuccini era stato fondato nel 1589 sul Monte delle Rose, vicino i pressi del convento del Terz’Ordine Regolare, leggermente più in basso, poi anch’esso distrutto; vi si accedeva tramite una strada lastricata di pietre, questa chiesa si trovava nel luogo dove un tempo era la chiesa di S. Agata, dedicata alla Trasfigurazione. Con le prime scosse di terremoto nella notte del 6 marzo 1740, alle ore 4,30, anche i frati fuggirono. Nello scappare si ricordarono di aver lasciato la pisside con il Santissimo Sacramento e il Crocefisso (che secondo una leggenda aveva parlato a un frate). Tornati indietro, presero sia la pisside e sia il Crocefisso e, si legge, che man mano procedevano, il convento crollava alle loro spalle.

Nel 1743 i frati ottennero dalla Sig. Francesca Scurto un ampio terreno nei pressi della chiesa di S. Leonardo, lì costruirono in modo straordinario (si racconta che di notte pioveva e la pioggia portava con sé sabbia e pietre che depositava davanti al fabbricato) il loro nuovo convento e la chiesa dedicata alla Trasfigurazione di N.S.G.C. Questo 2° convento, fu chiuso nel 1866, riaperto nel 1894. La chiesa è sede di una grande venerazione alla Madonna della Confusione, di cui non si hanno notizie storiche.

La presenza dei Frati francescani a Salemi non è stata vana. Il rapporto dei cittadini, a sua volta, è stato sempre di riconoscenza (verso S. Francesco d’Assisi e i suoi figli – c’erano in città le Clarisse di S. Chiara, i Frati Conventuali nella Chiesa e Convento di S. Antonio da Padova, ex S. Francesco, e dei zoccolanti o riformati, nella Chiesa di S. Maria degli Angeli, i Frati del Terz’Ordine -, soprattutto verso i Cappuccini), di accoglienza e di venerazione. La città, fino alla data odierna, ha dato solo all’Ordine ben 90 religiosi cappuccini, di cui tre vescovi.
Mons. Giuseppe Maria Maragioglio, nacque il 17 maggio 1811. Fu vescovo di Patti dal 15 marzo 1875 al decesso avvenuto il 20 gennaio 1888.
Mons. Lorenzo Giacomo Inglese, nato il 22 luglio 1884, fu eletto vescovo di Candia, in Grecia, e consacrato il 15 aprile 1934; per il diniego del governo fu trasferito però alla sede di Anglona-Tursi il 5 maggio 1935 ove rimase fino al 12 settembre 1945, rinunziò e fu nominato vescovo titolare di Nilopoli, morì il 19 gennaio 1951.

Dopo 76 anni il Papa Benedetto XVI, il 30 gennaio 2010, ha nominato presule di Caltagirone Mons. Calogero Peri. È nato il 16 giugno 1953. Entrato nel noviziato di Calascibetta nel 1969, il 7 ottobre 1970 ha emesso la professione temporanea e il 4 ottobre 1976 quella perpetua. È stato ordinato sacerdote il 9 dicembre 1978 a Palermo.
Ha compiuto gli studi medi e liceali con i Padri Cappuccini, ed ha frequentato in seguito, gli studi teologici presso l’allora Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Giovanni Evangelista” in Palermo. Ha ottenuto la laurea in Filosofia con specializzazione in antropologia presso la Pontificia Università Gregoriana con la tesi: “L’alterità, questione fondamentale dell’antropologia” ed ha seguito corsi specialistici a Parigi.

Ha svolto i seguenti incarichi: Docente Incaricato di Antropologia Filosofica, Metafisica, Teologia Filosofica, Ecclesiologia e Antropologia dal 1991 al 2002; Ministro Provinciale dal 1995 al 2001; Vicario e Vice Maestro nella Casa del Post-Noviziato Cappuccino di Palermo dal 2001 al 2004. Dal 2004 ricopre nuovamente l’incarico di Ministro Provinciale e dal 2009 è Vice Preside della Facoltà Teologica di Sicilia. Ha ricoperto diversi incarichi, tra cui quello di vice presidente della Conferenza dei Ministri provinciali d’Italia e nel settore della formazione.

È autore di articoli e pubblicazioni di carattere spirituale, filosofico e teologico, tra i quali “L’uomo è un altro come se stesso”, “La preghiera cristiana. “Itinerari formativi” e “L’alterità”.

Sarà consacrato vescovo il 20 marzo 2010 nella cattedrale di Caltagirone.

Don Rino La Delfa, Preside della Facoltà Teologica di Sicilia, ha detto di lui: «In qualità di docente di Filosofia ed educatore, P. Calogero ha consegnato, da maestro buono, a generazioni di allievi l’amore per un pensiero chiaro, autenticamente coeso e sensibile alle profonde ragioni della fede. Come studioso e membro del corpo docente, con la sua presenza assidua e la sua benevola disponibilità ha contribuito alla crescita della nostra Istituzione Accademica fin dalla sua nascita».

E Aurora, sua nuova diocesana, così ha commentato la notizia: «Fra Calogero è una persona straordinaria. C’è da ringraziare Dio per questo dono che ha scelto per la diocesi di Caltagirone: un amico, un fratello che mette prima di tutto l’Amore, e che fa sentire preziosa ogni persona che incontra (senza sconti né eccezioni), in quanto creatura di Dio. Che questo incontro con Fra Calogero sia per ognuno una Festa!». E un’altra diocesana: «Fra Calogero è fantastico! Pieno di umanità, di misericordia, di amore per tutti, senza distinzioni. Con lui si scopre e si sperimenta quell’amore che Dio ha per ogni persona. Chiedo a Gesù che ogni calatino possa colmare di amore e di affetto Fra Calogero». Evidentemente la sua persona è conosciuta e stimata in tutta la Sicilia e anche fuori.

Gli ultimi tre vescovi hanno in comune: di essere salemitani, cappuccini, ed essere stati ministri provinciali; mons. Inglese e Peri ambedue si sono laureati alla Pontificia Università Gregoriana, il primo in Diritto Canonico, il secondo in Filosofia con specializzazione in antropologia; ambedue sono stati educatori e docenti, Peri anche Vice preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” in Palermo. Sia mons. Maragioglio e sia mons. Inglese ebbero incarichi a livello generale dell’Ordine.

Da questa nobile storia, vanto della Città e della Sicilia, i salemitani dovrebbero non solo esserne orgogliosi, ma continuare a fare emergere tutte quelle potenzialità che si trovano in nuce in ogni persona, per non far perdere il bene prezioso che si ha, e continuare a offrire alla società quei valori di giustizia, moralità, pietà, solidarietà, operatività che abbondantemente Dio ha donato a ogni essere umano.

 

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