8. Laicità e diritti umani
La laicità e la partecipazione non possono trascurare un impegno improrogabile che è la salvaguardia della dignità di ogni persona e dei suoi diritti sacrosanti, in qualsiasi ambiente geografico si trovi, a prescindere dallo status sociale che egli ha.
Esiste un diritto naturale che San Tommaso d’Aquino descrive come un «insieme di primi principi etici, generalissimi» i quali dovrebbero condizionare il legislatore nel diritto positivo. I diritti umani, quindi, non sono un insieme di cose più o meno benevolmente concesse da qualche autorità, perché anch’essa ha il dovere di sottostare a questo diritto innato.
Gli uomini restano titolari di alcuni diritti legittimi quali il diritto alla vita, alla proprietà etc., perché diritti inalienabili che non possono essere modificati dalle leggi, poiché corrispondono alla ragione. Lo stesso Cicerone scriveva: «Esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore… È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi ha la possibilità di abrogarla completamente»
Tanti sono i diritti che appartengono alla persona umana, dibattuti e individuati nella storia da uomini di pensiero e assertori di essi. Con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo firmata nel 1948 si stabilisce, per la prima volta nella storia moderna, l’universalità di questi diritti, non più prerogativa dei paesi occidentali, ma appartenenti ai popoli della terra, e fondati su un principio di dignità umana intrinseca e universale.
La Dichiarazione riconosce soprattutto il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale; al riconoscimento come persona e all’uguaglianza di fronte alla legge; a garanzie specifiche nel processo penale; alla libertà di movimento e di emigrazione; all’asilo; alla nazionalità; alla proprietà; alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; alla libertà di associazione, di opinione e di espressione; alla sicurezza sociale; a lavorare in condizioni giuste e favorevoli e alla libertà sindacale; a un livello adeguato di vita e di educazione.
Nonostante questa Carta fondamentale, non tutti i popoli riconoscono questi diritti, anzi spesso sono violati da nazioni e singoli.
I laici, non possono accettare passivamente lo “spirito del mondo”, dal momento in cui «Dio, il Signore, prese l’uomo e lo mise nel giardino di Eden per coltivare la terra e custodirla e (…) tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati» , hanno la responsabilità di difendere non solo l’equilibrio dell’ecosistema ma l’integrità di ogni creatura umana con tutti i diritti che ne scaturiscono, poiché anteriori a qualsiasi società.
Ogni uomo, e soprattutto ogni battezzato, dovrebbe essere abile difensore dei diritti del suo simile, dopo che essi hanno avuto l’avallo della Rivelazione, la quale nulla ha annullato della vecchia legge ma l’ha perfezionata.
Il Concilio Vaticano II a proposito della libertà afferma: «Gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui e di qualsiasi potestà umana» , anche di fronte al diritto alla libertà religiosa.
Il diritto alla libertà non vuol dire però proferire e fare qualunque cosa arbitrariamente, poiché la libertà del singolo implica anche rispetto della dignità altrui; il limite allora della libertà rimane la carità e il principio dell’«ama il prossimo tuo come te stesso».
Questo vuol dire mettere in atto l’idea di giustizia che consiste nel dare a Dio quel che appartiene a lui e agli uomini quello che è loro proprio: «Non avvantaggiate il debole, – si legge nella Bibbia – non favorite un potente, ma rendete giustizia in modo equo» ; e San Paolo esorta: «Voi padroni, date ai vostri servi tutto ciò che è giusto. Ricordatevi che anche voi avete un padrone in cielo» .
La Chiesa ricorda ai christifideles come salvaguardare questi diritti, incoraggiando la creazione di associazioni e istituzioni: «Questo fatto, viene chiamato socializzazione, sebbene non manchi di pericoli, tuttavia reca in sé molti vantaggi nel rafforzamento e accrescimento delle qualità della persona e per la tutela dei suoi diritti» .
La presa di coscienza e lo scambio di intenti e sollecitazioni portano a un riconoscimento responsabile di tutti quei valori che stanno alla base di un vivere decoroso, per costruire la societas civile, ma anche i buoni rapporti, al fine di una continua edificazione dei valori culturali, umani e spirituali, senza tralasciare, come cristiani, l’applicazione del comandamento dell’amore.
E questo senza timore, anzi nella piena certezza che ciò che si crede trovi la sua piena realizzazione: «Non abbiate paura di alcuno, non lasciatevi spaventare. Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni sulla speranza che avete in voi, ma rispondete con gentilezza e rispetto, con la coscienza pulita» .
Quando, però, questi diritti sono violati e le coscienze sono persino violentate, allora i cristiani hanno il dovere di resistere, a volte fino alla morte.
Ci si chiede oggi da più parti, dove sono i laici? La domanda è lecita, specialmente perché i laici, non tutti, sembrano di avere la paura della testimonianza della loro fede. Ma i laici ci sono, hanno bisogno di esercitare il diritto di parola e avere il “permesso” di agire: si devono decidere, però, a farlo.
Parte Prima: 1. Laico. Non credente?
Parte Seconda: 2. Laicità dello Stato e Cultura Cattolica.
Parte Terza: 3. Laicità e Indifferenza.
Parte Quarta: 4. Il Laico nella Chiesa Cattolica.
Parte Quinta: 5. Quale dignità del Popolo di Dio?
Parte Sesta: 6. Non soffocate lo spirito nella comunità
Parte Settima: 7. Laicato è partecipazione





















