è considerato fiancheggiatore del boss Rallo

Mafia, sequestro dei beni per ex consigliere comunale di Marsala

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25 ottobre 2011 -  Beni immobili per circa 300 mila euro sono stati sequestrati dalla polizia a Vito Celestino Errera, 47 anni, fino a due giorni fa consigliere comunale di Marsala che con lo stesso provvedimento della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani è stato sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni e sei mesi, con l’imposizione di una cauzione di 3.500 euro.

Errera è considerato dagli inquirenti vicino ai clan mafiosi di Trapani e Borgetto, ed è stato
condannato recentemente per il reato di “procurata inosservanza della pena”, come fiancheggiatore della latitanza del reggente della cosca di Marsala, Antonino Rallo, arrestato due anni fa.


Il sequestro a carico di Errera e stato emesso “per equivalente” poiche’ si sarebbe disfatto – spiegano gli investigatori – dei beni che sarebbero stati probabilmente oggetto delle misure patrimoniali di prevenzione, come le Srl “Errera calcestruzzi” e “Superbeton”.

La misura patrimoniale dunque colpisce un’abitazione di 7,5 vani con annesso terreno
agricolo esteso 5.40 are, in contrada Casazze, donati a Vito Errera nel 1986 da suo padre, e un terreno di quasi tre ettari in contrada Perino, sempre nelle campagne marsalesi, che
risulta in comproprietà tra Grazia Maria e Giuseppe La Grutta, rispettivamente madre e zio di Errera.

Il valore complessivo è di 299 mila euro. Vito Celestino Errera si è dimesso dalla carica di consigliere comunale due giorni fa, circa 24 ore prima che gli venisse notificato il provvedimento del Tribunale.

Errera era stato eletto al Comune di Marsala alle amministrative del maggio 2007, con la lista “Giovani e donne per Marsala – Lo Curto Sindaco”, e il 3 luglio dello stesso
anno era passato nel gruppo consiliare dell’Udc, dove era diventato vice capogruppo.

Due anni dopo, il 13 marzo 2009, era arrivata la condanna da parte del Gup di Palermo, per procurata inosservanza di pena all’allora boss latitante Antonino Rallo, e la sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello di Palermo il 5 luglio 2010.

(v.f)

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