Matteo Messina Denaro, considerato l’attale numero 1 della mafia siciliana, ricercato dal 1993, pare di certo lontano dalla figura dei boss corleonesi: villani, privi di cultura, autori di ‘pizzini’ dove l’italiano è un optional.

Il castelvetranese, infatti, è un “mafioso di altra generazione, un gran viveur”, come si legge nella scheda di Salvo Palazzolo, pubblicata ieri sul sito di Repubblica.

Lì si fa riferimento a tre messaggi, destinatarie due donne: Sonia e Maria.

Alla prima il boss ha scritto: “Devo andare via, non posso spiegarti le ragioni della mia scelta. In questo momento le cose depongono contro di me, sto combattento per una causa che non può essere capita. Ma un giorno si saprà chi stava dalla parte della regione“.

Alla seconda, invece, Messina Denaro ha inviato un ‘pizzino’ con queste parole: “Ti prego, non dirmi di no. Desidero tanto farti un regalo. Sai, ho letto sulla rivista dei videogiochi che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3, e non vedo l’ora che sia in commercio per comprartela… Sei la cosa più bella che ci sia“.

Un amore ricambiato quello per Mari M., in quanto quest’ultima ha scritto al boss un messaggio d’amore: “Vorrei stare sempre con te, ho pensato molto al motivo per cui non vuoi che viva con te e credo di averlo finalmente capito. Ti amo e ti amerò per tutta la vita. Tua per sempre, Mari”.

Insomma, questi messaggi rivelano un Matteo Messina Denaro che, in primis, ritiene di essere protagonista di una sorta di ‘missione sociale’ che il mondo non riesce a comprendere (e spera che un giorno sarà rivalutato dalla storia) e, poi, ‘tombeur de femme‘.

Di questi aspetti del boss di Castelvetrano si è occupato anche Il Sud, ad esempio, in quest’articolo di Giampiero Casagni dal titolo: “Come Matteo Messina Denaro entrò nell’alta società“, in cui si racconta che il mafioso avrebbe avuto persino rapporti ‘a luci rosse’ con l’alta borghesia siciliana.

Tutto l’opposto, insomma, di don Vito Corleone, dedito alla famiglia e ai suoi valori.