comportamenti persecutori evidenziati dalla Maggio

"Sguardi di sfida" tra Piera Maggio e Jessica Pulizzi

PipitoneDenise

29 ottobre 2010 -  Dissapori e rancori che hanno origini precedenti al sequestro di Denise Pipitone, avvenuto a Mazara del Vallo il 1° settembre 2004, rendono difficile la vicinanza della madre della bambina rapita, Piera Maggio, con la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, attualmente imputata dinanzi al Tribunale di Marsala per concorso in sequestro di minore. Un atteggiamento vessatorio, tra “sguardi di sfida” e “sorrisini”, verrebbe riservato a Piera Maggio, da parte della stessa ragazza e di alcuni suoi familiari.

I presunti comportamenti persecutori sono stati evidenziati più volte dalla madre di Denise, a partire dallo scorso 14 giugno, quando depose nella seconda udienza del processo per il rapimento della figlia, fino all’intervista rilasciata nei giorni scorsi durante il programma televisivo di Rai Tre “Chi l’ha visto?”. L’ennesimo episodio di insofferenza è avvenuto martedì scorso, quando stava ormai per concludersi la quinta udienza del processo.


Durante il controesame di un teste da parte dell’avvocato di parte civile, Giacomo Frazzitta, Piera Maggio ha interrotto il legale, esclamando a gran voce: “Lo sta facendo di nuovo”, non appena si è sentita “fissata con occhi di sfida” dall’imputata; di rimando, Jessica Pulizzi ha sostenuto di essersi voltata solo per guardare in direzione dell’avvocato che stava parlando in quel momento.

L’interruzione del dibattimento è stata risolta dal presidente del Tribunale, Riccardo Alcamo, che ha invitato entrambe a mantenere lo sguardo rivolto ai giudici. “Già negli anni precedenti il rapimento della bambina, l’allora minorenne Jessica Pulizzi avrebbe sottoposto Piera Maggio a varie azioni persecutorie, soprattutto inveendo contro di lei se la incontrava per strada, ma anche tagliando le ruote della sua auto.

I casi di persecuzione sarebbero iniziati con la nascita di Denise, nel 2000, frutto della relazione extraconiugale tra Piera Maggio e il padre di Jessica, Pietro Pulizzi. “Jessica mi riteneva responsabile della separazione di sua madre, Anna Corona, da Pietro Pulizzi – ha raccontato Piera Maggio ai giudici – ma la nostra relazione iniziò quando Pietro Pulizzi aveva già lasciato la moglie”.

“Non ho mai denunciato gli episodi avvenuti prima del rapimento, come il taglio delle ruote della mia auto – ha sottolineato la donna – non soltanto per paura di ritorsioni, ma perché avevo comprensione per la bambina (Jessica Pulizzi, ndr) che aveva subito la separazione dei genitori e anche per rispetto di Pietro Pulizzi”.

Le vessazioni sarebbero continuate, anche da parte di altri familiari dell’imputata. “Nei giorni successivi l’udienza del 25 maggio (la prima del processo, ndr), il fratello di Anna Corona, Piero, mi ha guardato in modo minaccioso” ha riferito Piera Maggio, ricordando anche che “in questi sei anni, l’alberello con la foto plastificata di mia figlia, piantato dal Comune di Mazara del Vallo a Villa Iolanda, ha subìto diversi atti vandalici, come la foto strappata e l’albero parzialmente divelto; danni – ha evidenziato – che non sono stati estesi al resto della villa”.


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