Un’onda improvvisa ha travolto la città di Trapani. Agli ultimi posti nella classifica sulla qualità della vita, da qualche giorno agli onori della cronaca per la presenza di una criminalità organizzata diffusa che fa affari con la politica, questa volta fatica a rialzarsi e a comprendere. Obnubilata e disorientata, è stata colpita nel momento democratico più alto, quello elettorale (con il coinvolgimento di due dei cinque candidati sindaci tra i più accreditati a correre per la poltrona di sindaco, il sen. D’Alì e il deputato regionale Mimmo Fazio), inquinata da un sistema di malaffare che la fiction tv del commissario Maltese girata in città e su fatti datati, aveva appena evidenziato.

In due giorni Trapani si è trovata invischiata in vicende gravissime che non hanno precedenti nella letteratura politica e giudiziaria e sulle quali si interroga e si divide. La notifica della richiesta della misura di prevenzione al sen. D’Alì dopo un’ora e mezza dalla chiusura delle liste – quando, come ha dichiarato il suo avv. Biagio Bosco – le motivazioni della sentenza di appello di assoluzione sono state depositate il 22 dicembre in cancelleria e la Procura generale ha fatto ricorso in Cassazione il 22 febbraio – o l’arresto del candidato Fazio proprio nel giorno in cui era andato a Brescia ad assistere alla partita di calcio del Trapani, e l’improvviso trasferimento del prefetto di Brescia, il trapanese Valerio Valenti.

Il sen. D’Alì, tornato a Trapani, ha dichiarato di restare in corsa ma se dovesse essere eletto potrebbe essere soggetto a una misura di prevenzione restrittiva come l’obbligo di dimora che la Procura antimafia ha chiesto considerandolo “pericoloso socialmente”. Dipenderà dalla decisione del Tribunale di Trapani che valuterà la richiesta nel mese di luglio.

Mimmo Fazio, ex sindaco per due legislature e agli arresti domiciliari per corruzione, ascoltato dal gip potrebbe tornare in libertà oppure mantenere la misura cautelare a seguito della quale è probabile che il suo avvocato, Michele Cavarretta, faccia ricorso al Tribunale della libertà che dovrà decidere entro dieci giorni. Ci sono quindi i tempi perché, prima del voto dell’11 giugno, sia libero anche di decidere se andare avanti nella corsa alla poltrona di sindaco o ritirarsi. Senza dimenticare poi che sulla vicenda, successivamente, potrebbe incombere la legge Severino.

Legittimo, certo, la magistratura inquirente deve fare proprio questo, perseguire i reati. Ma tutti, perfino i trapanesi più lontani dal centro destra o anche dalla politica, si chiedono: perché proprio a 24 ore dalla presentazione delle liste per le elezioni del’11 giugno? Non potevano fare questi provvedimenti 48 ore prima, permettendo così alla città di scegliere un amministratore senza spade di Damocle sopra la testa?

Entrambe queste decisioni scaturiscono da fatti lontani nel tempo, avvenuti lo scorso anno: per D’Alì, dalla sentenza d’appello che nel settembre del 2016 lo ha assolto, per Fazio dalla assegnazione da parte della Regione del bando per i collegamenti marittimi con le isole minori a Ustica Lines, notoriamente vicina al deputato, che si concluse con l’assegnazione alla società nella primavera del 2016.

Il procuratore capo in persona Francesco Lo Voi ha subito replicato in conferenza stampa: “parlare di giustizia a orologeria è affrettato e ingeneroso, la sentenza di appello dalla quale sono stati tratti elementi importanti per la definizione della proposta è stata depositata il 14 aprile scorso”.

Ma qui emergono le incongruenze rilevate dall’avv. Bosco, in una tv locale, cinque mesi prima e non un solo mese, come affermato da Lo Voi. Forse il procuratore si è confuso o non ricordava. Eppure poteva ricordarglielo il suo aggiunto, che ha coordinato l’indagine, il trapanese Dino Petralia, che conosce bene uomini e cose, avendo lavorato nelle procure di Marsala e di Sciacca e che in città ha continuato ad abitare.

E ancora nei bar e nei comitati elettorali ci si chiede: ma perché i carabinieri di Trapani hanno seguito in trasferta Fazio, e il Trapani calcio, a Brescia per arrestarlo solo dopo 24 ore nel tragitto di ritorno verso l’aeroporto, quando potevano tranquillamente attenderlo sotto la scaletta dell’aereo a Birgi? La scoperta poi, 48 ore fa, della notizia che il prefetto di Brescia, Valerio Valenti, trasferito improvvisamente nella più piccola Brindisi colma quel tassello mancante. Vuoi vedere che il trasferimento riguarda (prudenzialmente) la sua nota amicizia con Fazio, così come con D’Alì, con il quale aveva anche lavorato quando questi era sottosegretario all’Interno? E infatti in quelle 24 ore Valenti, del tutto inconsapevole, era stato proprio con Fazio a vedere la partita e a cena.

Interrogativi senza risposta. La città resta attonita. Dal 1998 si è sempre espressa, non sempre con buoni risultati (visto l’arresto di uno di questi, Nino Laudicina) per un sindaco espressione del centro destra. L’ultimo primo cittadino eletto dal centro sinistra è stato Mario Buscaino, che però oggi ha aderito al progetto di D’Alì per la “grande Trapani”, l’unione cioè della popolosa frazione di Casa Santa di Erice alla città.

A Trapani questo non stupisce: infatti il deputato regionale del PSI Nino Oddo presenta una lista a sostegno di D’Alì, mentre quello UDC Mimmo Turano una con Fazio. Anche la destra è divisa: l’ex deputato regionale Livio Marrocco che ha aderito ad Azione Nazionale, sostiene ufficialmente una delle liste civiche a sostegno di D’Alì, mentre il sindaco di Mazara del Vallo ed ex presidente dell’Ars Nicola Cristaldi, esponente di Fratelli d’Italia, qualche settimana fa ha partecipato alla convention di un giovane consigliere comunale uscente, Francesco Salone, candidato in una lista civica di Fazio.

Il PD da tempo fuori dai giochi, con l’ex deputato regionale Camillo Oddo tenuto ai margini dai vertici del partito, presenta un ex consigliere comunale Piero Savona, stimato da tutti, ma dal fragile appeal. I grillini, seppur rappresentati dal senatore Vincenzo Santangelo, architetto, sono una piccola enclave autoreferenziale e, una delle poche eccezioni in Italia, hanno scelto il loro candidato in una riunione di partito, piuttosto che nella tradizionale votazione on line degli iscritti: è Marcello Maltese, architetto, come architetto è anche il candidato sindaco dei 5 stelle a Erice. Subito sui social hanno cominciato a girare dei manifestini con la foto di Kim Rossi Stuart, con la scritta “Maltese sindaco”, giocando sulla ovvia omonimia con il commissario televisivo.

I contorni offuscati di una situazione così complessa lasciano intravvedere una città inebetita, abbagliata dai riflettori nazionali e sotto una cappa pesantissima che suona come una condanna a priori di un sistema viziato e malato nel quale è facile affondare il colpo generalista si chi punta solo il dito e condanna. Ma si rischierebbe un’ingiustizia se ci si dimenticasse della parte sana e laboriosa, dei giovani che ancora non sono andati via e ora vogliono capire, di chi, in silenzio, assolve i suoi doveri di cittadino e lavoratore. E di chi dentro la politica non è, non ha un parente candidato al consiglio comunale o un amico di riferimento nelle stanze del potere o un favore da chiedere a futura memoria, né costruisce carriere sull’Antimafia – ed è la maggior parte della popolazione – vive il peggior momento della vita sociale cittadina. Disorientato dalle notizie che piovono da giornali, web e tv, dibattiti televisivi, spezzoni di ordinanza di custodia cautelare pubblicati a puntate, non sa come interpretare gli accadimenti, nè a chi dovrà dare la preferenza nel segreto dell’urna.

I rumors in città davano un testa a testa tra Fazio (in vantaggio) e Tonino D’Alì, entrambi favoriti per il ballottaggio. Che il voto del centro destra potesse riversarsi sui grillini, come si poteva supporre all’indomani degli arresti, dopo le dichiarazioni dei due, che hanno smentito il ritiro, è scongiurato.

Ma l’animus dei trapanesi è particolare: un secolo fa continuarono a inviare più volte in Parlamento il loro concittadino Nunzio Nasi, seppur condannato e ineleggibile, anche a costo di restare senza rappresentanza a Montecitorio, perché considerato vittima di un complotto. Oggi certo non vi è un complotto, solo interrogativi, ma il rischio di un plebiscito per un voto di protesta dei trapanesi non contro la “malapolitica”, ma contro la “malagiustizia” è concreto.